Pubblica Amministrazione e trasformazione digitale: un rapporto complesso

Avere un linguaggio comune è fondamentale per rendere semplice ogni rapporto lavorativo.
Se questo linguaggio comune non c’è, è necessario che qualcuno ci faccia da ponte per comprendere cosa dobbiamo fare.
Spesso questo ponte non esiste, e la Pubblica Amministrazione è un esempio di una comunicazione che, in questo senso, non funziona.
Chiedono a noi professionisti e alle aziende di usare modalità sempre più tecnologiche per accedere ai servizi della PA (PIN, SPID, firme digitali…), ma spesso questi sistemi non funzionano e oggi, in pieno Covid, è ancora più difficile reperirli, con molti uffici chiusi.

La Pubblica Amministrazione e il ritardo nella trasformazione digitale

Un esempio di questo ritardo nella trasformazione digitale è stato quando a maggio il sito di INPS è andato in tilt per le centinaia di migliaia di richieste di sussidi economici arrivate in poche ore.
Ecco allora che l’epidemia ha messo a nudo i punti deboli del sistema pubblico, a partire dalle richieste di assistenza e di informazioni da remoto da parte dei cittadini, affiancate alla necessità di svolgere le normali attività burocratiche di tutti i giorni.

Ma a che punto si trova la PA nel nostro Paese nel suo percorso di digitalizzazione?

Se dobbiamo leggere solo i freddi dati della Commissione Europea, in tema di trasformazione digitale la Pubblica Amministrazione italiana si trova al fondo di ogni classifica.
In Italia si sono susseguiti progetti pilota che non hanno mai preso l’avvio o che non hanno avuto il successo sperato come fattore chiave della digitalizzazione.
Prendiamo a esempio lo SPID, quell’identità digitale che dovrebbe essere alla base di qualunque progetto di trasformazione digitale: quanti di voi lo usano? A occhio e croce, quasi nessuno.
E vogliamo parlare del fascicolo elettronico? Anche questo è largamente inutilizzato, e in una fase come questa sarebbe uno strumento fondamentale per prevenire i contagi.

Un grosso limite della nostra PA è che al suo interno non si parla una sola lingua, non c’è condivisione delle informazioni nemmeno all’interno della stessa amministrazione, dove spesso si usano procedure diverse. E, in ultima analisi, mancano anche infrastrutture adeguate. L’accesso alla rete a banda larga non è ancora abbastanza diffuso, un archivio digitale di Stato in cloud è ancora un miraggio all’orizzonte.

Nonostante le grandi innovazioni che emergono nel panorama internazionale, dall’Intelligenza Artificiale alle connessioni 5G, in Italia la sensazione è quella che ci sia rassegnati al fatto che qui le cose andranno sempre così.
Ma la speranza è che l’impatto della pandemia contribuisca a sollecitare una vera modernizzazione del Paese, avvicinando, una volta per tutte, cittadini e Stato.

Come favorire la crescita digitale anche nella Pubblica Amministrazione

Ormai nemmeno la Pubblica Amministrazione può continuare a coprirsi gli occhi rispetto alle necessità emerse nella lotta contro la pandemia: sono nate nuove esigenze digitali, fondamentali per portare a termine compiti relativi al lavoro e alla vita privata impensabili fino a pochi mesi fa.

Spesso assistiamo ancora a un sistema misto, per metà digitale e metà analogico, che andrebbe bene solo nei periodi di transizione, ma nel nostro Paese è diventato sistemico, si è sclerotizzato. Oggi esistono ancora migliaia di documenti che non nascono digitali, ma che vengono fotocopiati e scannerizzati.
Faccio solo un esempio: se a scuola i documenti non nascono digitali, ma magari si basano ancora su faldoni cartacei, il dirigente scolastico non può permettersi di lavorare in Smart working, con tutte le conseguenze del caso.

In più, nei vari uffici c’è un’ostilità innata nei confronti della condivisione: ognuno pensa al suo orticello e non permette, per colpa di questa incapacità di condividere le informazioni, la massima trasparenza e tracciabilità, che sono l’unica base da cui partire per una vera trasformazione digitale.

Modernizzare la Pubblica Amministrazione è una necessità che si trascina da anni e dovrebbe andare prima di tutto in due direzioni:

  • unificare le banche dati;
  • mettere in comunicazione gli uffici pubblici tra loro.

Questo prima di tutto per un motivo molto semplice: la necessità di ridurre le spese economiche e velocizzare i tempi.

La trasformazione digitale che guida il rapporto con la PA deve porsi l’obiettivo di semplificarlo, prima di tutto agevolando l’interazione tra i diversi uffici e i cittadini, e tra uffici stessi. Ecco i passaggi necessari:

  • programmare un controllo delle spese;
  • scegliere dove investire le risorse a disposizione;
  • promuovere la cultura digitale nel settore pubblico, un vero e proprio cambiamento di mentalità;
  • coinvolgere tutti e utilizzare gli stimoli esterni per superare il modello tradizionale e autoreferenziale. La PA deve imparare dal privato, dalle startup, dall’osservazione degli altri settori;
  • sperimentare e innovare anche nel pubblico proprio come succede nel privato, e ragionare anche qui in termini di offerta di un servizio, che deve sempre rispondere a un bisogno.

Come può fare un cittadino a raccapezzarsi in questo universo confuso, per metà digitale e metà cartaceo? Trovare prima di tutto un consulente competente che sappia muoversi al suo interno, garantendo la massima efficienza anche quando le procedure sono complesse. Puoi affidarti a noi di Studio Loffredo, anche con il servizio di commercialista digitale che ti permette di seguire tutto da casa.